17 dicembre 2008

Auguri agli amici


Oggi un amico mi ha mandato questa preghiera...e ho sentito l'impulso di condividerla con tutti quelli che mi vogliono bene... Antonio.

La mia preghiera, Signore è un grande ringraziamento per quanto mi hai dato quest'anno: amore, gioia,,salute, grazie, perdono, ... e tanti Amici! Quelli che vedo ogni giorno e quelli che incontro raramente, quelli che mi ricordano e quelli che spesso mi dimenticano, quelli dei momenti belli e quelli dei momenti difficili, quelli che sono in debito con me e quelli a cui tanto devo. Ti raccomando, Signore tutti coloro che partecipano alla storia della mia vita, perché mai manchino dal mio cuore. La nascita del tuo Figlio e la venuta del Nuovo Anno portino a tutti speranza, amore e pace e un cuore grato. Per quanto ogni giorno ci dai: Grazie, Signore!

1 novembre 2008

Morir d'amore

Terremoto in Pakistan
Volevo fare una mia riflessione su quel giorno che nel nostro calendario precede di poco (e non è un caso) la ricorrenza dei defunti e ci dispone alla imminente conclusione dell’anno liturgico, mi riferisco alla festa di tutti i Santi, a quei beati raccontati mirabilmente da Gesù nell’episodio evangelico (Mt.5,1), che riguarda il grande discorso della montagna:
«Beati i poveri , gli afflitti, i miti, gli affamati, i puri di cuore, gli operatori di pace e i perseguitati perché di loro è il Regno dei Cieli!».
Stiamo parlando di persone normali, più o meno conosciute, il cui numero - pare diversi milioni - e la cui storia personale è stata un riflesso in questa vita dello straordinario amore che Il Padre celeste ha per tutta l’umanità.
La sua Grazia raggiunge proprio tutti superando spesso anche i confini della Chiesa (visibile), non sono poche infatti le anime che tornano al Padre anche dopo una esperienza di vita, fatta di ingiustizia, stenti e sofferenze e questo anche da non battezzati.
Già … è proprio così, Dio non fa differenze e … le sue vie non sono le nostre, fa splendere il sole su tutti, persino su quei fratelli lontani che non lo riconoscono.Scrutando il cuore di ciascuno di noi egli dispone la nostra storia, sia negli eventi personali che collettivi, proprio attraverso quelle vie indicate dal Maestro su quell’altipiano della Palestina.

18 settembre 2008

Ma è nato prima l'uomo o la gallina?



Trovato un enorme molare umano: forse la prova dell’esistenza in passato di uomini dalle misure straordinarie.
La notizia rimbalza da un continente all’altro e pone interrogativi, imbarazzanti, a cui la comunità scientifica dovrà dare (mi auguro) delle risposte, ma si tratta di un caso unico?
Naturalmente no, questi ritrovamenti non sono stati gli unici e nel corso degli anni si sono moltiplicate le scoperte in Europa, in Africa, nelle Americhe, in Oceania e in Asia, resti ossei e manifatturieri che introducono a un mondo popolato da creature dall’altezza eccezionale.
In un libro “ Il tao della biologia “ di Giuseppe Sermonti – noto biologo esperto di antropologia - leggo che sono state trovate impronte di piedi umane, dalle notevoli dimensioni, impresse accanto a quelle di un enorme dinosauro, su quello che tanto tempo fa fù il greto di gesso in un fiume del Texas (USA).
Teoria molto affascinante , perché farebbe risalire l’uomo addirittura al tempo dei grandi rettili, dando un ultima spallata a quel castello già di suo abbastanza fragile che è stata la teoria evoluzionistica di Darwin .
Cari amici darwinisti ... tempi duri! E caro P. Bonolis non ti sembra che sia venuto il momento di sostituire la tua divertente trasmissione "ciao Darwin" con addio Darwin ?

5 giugno 2008

Trasmettere i valori cristiani


Molti genitori lamentano, la difficoltà di educare i loro figli nella fede, ma questa difficoltà nel trasmettere i valori cristiani alle nuove generazioni va situata in un contesto culturale più ampio.
Oggi tutto sembra problematico, nulla è più sicuro; tutto è discutibile (relativismo); infatti di difficile non è solo la trasmissione della fede, ma la trasmissione in generale di una tradizione, di una cultura o di una ideologia.
Interessante su questo argomento uno studio dell’antropologa Margaret Mead secondo la quale nei giovani ci sarebbero tre categorie di apprendimento:
· l’apprendimento dai genitori come costoro appresero dai nonni;
· l’apprendimento non dai loro genitori e ancor meno dai nonni, ma da chi è loro affine o eguale, cioè dai compagni; quindi non dal passato culturale, ma dal presente culturale; dal vivere del gruppo o della combriccola di amici, dalla televisione o dalla moda del momento;
· infine quella categoria in cui i genitori non vengono ritenuti idonei, perché inadeguati alla trasmissione delle tradizioni, poiché meno «aggiornati» sulle nuove frontiere tecnologiche e culturali.
Ma oltre a questa difficoltà di apprendimento che riguarda le diversità generazionali, dobbiamo aggiungere un altro elemento certamente rilevante, che riguarda cioè i modelli sociali delle famiglie sotto l’aspetto dell’identità cristiana.
Riportiamo qui alcuni esempi che riassumono in qualche modo le diverse realtà:
· Ci sono famiglie che mantengono viva la loro identità cristiana. I genitori hanno sensibilità religiosa e si preoccupano dell’educazione cristiana dei loro figli;
· altre in cui uno dei coniugi ha sensibilità religiosa (in genere la donna) e l’altro no. In questi casi l’identità religiosa, salvo qualche rara eccezione, piano piano, si va affievolendo, passando per gradi da uno stato di tiepidezza al distacco vero e proprio dalla vita cristiana;
· famiglie in cui i due coniugi si sono allontanati dalla pratica religiosa e vivono ormai fissi nell’indifferenza. L’aspetto religioso è quasi totalmente «escluso» dalla casa. Appare soltanto in alcune circostanze: il battesimo del figlio, la prima comunione, quando il figlio partecipa alla catechesi o porta a casa un’ argomento di religione da studiare o un questionario da compilare.
· poi ci sono anche quelle famiglie in cui entrambe i genitori adottano un atteggiamento di rifiuto nei confronti dell’aspetto religioso ed escludono per i loro figli qualsiasi iniziativa cristiana. In queste circostanze l’aspetto religioso sembra essere solo oggetto di critica, attacco o burla.
· Infine troviamo nuclei familiari con problemi talmente gravi, che l’aspetto religioso rimane per così dire “parcheggiato” o “soffocato” (crisi con separazione degli sposi, mancanza assoluta di dialogo, problemi economici, forti conflitti con i figli ecc…).
A conclusione di queste nostre analisi, certamente c’e da preoccuparsi e purtroppo, dobbiamo registrare che la Santa Madre Chiesa oggi sembra abbastanza in ritardo rispetto alle aspettative di una società in continuo fermento. Essa infatti non solo è chiamata a dare delle risposte appropriate e tempestive, ma anche a svolgere il proprio ruolo guida che le compete, avendo soprattutto il coraggio di rivedere e modificare le vecchie strategie e metodi di insegnamento.
Pertanto, tutti insieme – ciascuno per la propria parte – aiutiamo la Chiesa a riscoprire il suo nuovo volto, al cui riflesso offuscato di oggi si sovrapponga l’immagine sfolgorante di colui che la guidata, sostenendola nei momenti di difficoltà e provvedendola di doni nel corso dei secoli.
La Sposa in cammino verso il suo Sposo, in quel già e non ancora della Gerusalemme celeste.

21 maggio 2008

Cari Genitori...


Nella nostra vita vi sono alcune occasioni e alcuni momenti molto favorevoli in cui il Signore si propone, per intraprendere con noi un cammino di fede anche in compagnia dei nostri figli. Le tappe di vita cristiana della prole (Comunione e Cresima), possono costituire l’elemento da sfruttare per avviare una reale e fattiva intesa tra le parrocchie e le famiglie.
Compito primario a cui è chiamata la Chiesa – (operatori laici e consacrati) - è quello dell'accoglienza, proprio in questi pochi ma decisivi momenti.
Molto importante e delicato è riuscire a far capire ai genitori che ad una richiesta dei sacramenti per i figli, fatta di sola tradizione è preferibile una richiesta motivata da ragioni di fede.
Sempre con molta delicatezza bisogna spiegare anche che il semplice buon esempio non basta più per una sana crescita cristiana dei figli e che se usato come unico metodo il più delle volte è destinato a fallire: sia perché presuppone che all’interno della coppia vi sia la fede, e sia perché un tale proponimento richiede una coerenza di vita, supportata da forti motivazioni cristiane.
Pertanto riteniamo che occorra passare da una iniziazione cristiana dei fanciulli, accompagnata dal tentativo di coinvolgere i genitori, all’evangelizzazione stessa della coppia padre/madre, nonché alla loro partecipazione attiva all’ educazione cristiana dei figli.
Quello che dobbiamo evitare e contrastare, ma che purtroppo spesso accade è: che il più delle volte le catechesi con i genitori si riducono spesso a catechesi con le mamme, bisogna perciò insistere sulla necessità di riuscire a coinvolgere la coppia come tale, con la partecipazione anche del padre; inoltre per suscitare il giusto interesse nei genitori verso la catechesi dei figli è opportuno non parlare di obbligatorietà; bensì mostrare sufficiente attenzione alla diversità dei partecipanti, sopratutto per quanto riguarda il loro atteggiamento verso la fede e la loro situazione coniugale.La catechesi ai genitori spetta certamente e in coscienza al pastore, ma accanto al pastore, se possibile, sarebbe opportuno affiancare una coppia preparata dalla parrocchia, due sposi padre/madre che siano prima di tutto contagiosi nella fede, ma anche capaci di ascoltare "dal di dentro" i coniugi-genitori, i loro problemi e i loro bisogni. Per ciò che riguarda i contenuti delle catechesi, è opportuno non limitarsi ad una superficiale verniciatura religiosa dei genitori, ma si punterà decisamente a svolgere una attività dal taglio evangelizzante, che in certo modo si intrecci e si completi con quella dei figli.In funzione delle esigenze familiari e delle situazioni personali delle coppie.I genitori, come tali, vanno stimolati a svolgere il loro ruolo nei confronti dei figli attraverso varie forme:
di testimonianza con il loro stile di vita e comunione coniugale volta a valorizzare le espressioni di fede, quali la preghiera personale e familiare;
di coerenza nella fede soprattutto vivendo secondo il Vangelo sia le scelte più semplici di ogni giorno, sia quelle legate ad alcuni particolari avvenimenti della stessa vita familiare;
di "perdono" reciproco, manifestando così la fiducia a chi ha bisogno di rialzarsi e la fedeltà paziente verso chi è più povero di amore;
di “saper coniugare” le progressive scoperte della vita, del mondo, delle cose e degli avvenimenti con l’insegnamento evangelico, a tal fine sarà importante saper trasformare in momenti “informativi” che dall’e sterno entrano all’interno della famiglia (TV, radio, musica, libri, internet ecc.) in occasioni positive di dialogo e di giudizio critico;
di educazione al senso sociale, promuovendo l’apertura all'ospitalità, all’amicizia e alla disponibilità verso gli altri;
di incoraggiamento dei figli a scoprire le personali aspettative e vocazioni, riscoprendo e coltivando l’arte, e il piacere, di “raccontare” e di “raccontarsi”in famiglia, questo non solo perché aiuta ad esercitarsi sulle capacità di comunicazione, ma perché abitua all’ascolto attivo.
Nel concludere questa riflessione, mi sembra doveroso far rilevare che comunque la catechesi dei genitori non è mai un fatto privato, essa infatti pur svolgendosi nell'intimità delle mura domestiche, conserva intatta tutta la sua natura missionaria che è propria della comunità ecclesiale.
Se, da un lato, quindi, precede, accompagna ed arricchisce ogni altra forma di catechesi , dall'altro, resta in intima connessione con tutti gli altri servizi di evangelizzazione, presenti ed operanti nella comunità ecclesiale.
E’ infatti all’interno della parrocchia che la catechesi interagisce con le celebrazioni liturgiche e sacramentali, alimento essenziale che non si limita soltanto ai grandi momenti dell'esistenza umana, ma goccia dopo goccia all’intero percorso di crescita e di santità in Cristo, da lui veniamo, per lui viviamo e a lui siamo diretti.

16 aprile 2008

ALLA RICERCA DELLE RADICI CRISTIANE


E' da tempo che sentivo il desiderio, di fare una piccola riflessione sull'Antico Testamento. L'argomento in oggetto, mi riferisco alla Torah (i primi cinque libri), ha inizio dalla creazione, passa attraverso la storia dei grandi Patriarchi e dopo il grande Esodo, si conclude con l'arrivo nella terra promessa. Ma andiamo con ordine: come si formò il Pentateuco e chi lo scrisse ?
Anticamente - ce lo dicono gli studiosi storici – i racconti della Bibbia si tramandarono per via orale , gli storici indicano nel gruppo che lasciò l’Egitto e che affrontò il deserto il probabile inizio della tradizione orale (XIII sec. a.C.). La tradizione orale sulle narrazioni bibliche si sviluppò e si diffuse tra le varie tribù Israilite, per dare al popolo una memoria storica; solitamente erano gli anziani negli accampamenti attorno ai fuochi che narravano ai più giovani le imprese dei grandi patriarchi. A loro volta i giovani erano chiamati a fare altrettanto quando sarebbe venuto il loro tempo. Intorno al X sec.a.C. un gruppo di dotti vicino al mondo degli scribi, probabilmente della tribù di Giuda raccolse il materiale orale tramandato e lo mise per iscritto creando così la tradizione Jahwista. Questa antica tradizione, il cui centro è rappresentato dai fatti dell’Esodo, narra la storia del popolo d'Israele dalla creazione fino all'arrivo nella terra promessa. Ad essa seguirono la tradizione Eloista del (VIII sec. a.C.) proveniente dal Nord del paese e quella Deuteronomista del (VII a.C) sotto il regno del re Giosia.
Queste tradizioni furono prese al tempo dell’esilio dalla classe Sacerdotale che non solo le unificò, ma aggiunse elementi nuovi, dando vita così alla tradizione Sacerdotale. La fusione delle tradizioni J+E+ P (sacerdotale), portò ai primi quattro libri della Torah. Infine nel (IV sec.a.C.) al tempo dello scriba Esdra avvene la redazione finale di tutta la Torah, con l’inclusione anche della tradizione Deuteronomista (Il Pentateuco: Gen. Es. Num. Lev. Deut.).
Al popolo reduce dall'esilio Babilonese fu data la Legge su cui fondare una nuova Nazione ( Neemia 8) che fosse espressione di Giustizia ma soprattutto dell'antica Alleanza stabilita tra Dio e il popolo. Ci vollero dunque ben 300 anni prima che si passasse da una tradizione orale ad una scritta e ben 900 per riunire il tutto in un unico lavoro di redazione!
Se ne deduce che per i Sacerdoti del Tempio deve essere stata davvero un'impresa monumentale, quella cioè di raccogliere e mettere assieme tutta la scrittura e la tradizione orale, con tutte le difficoltà che questo comporta; infatti proprio la trasmissione orale per sua natura presenta un difetto di comunicazione: il passa-parola della memoria collettiva tra le diverse generazioni, di fatto comporta che questa inevitabilmente viene trasfigurata, abbellita o caricata di particolari suggestivi e quindi deformata. Ovvio pertanto – mi sia concesso- che come fonte dal punto di vista storico, non possa e non debba essere presa troppo sul serio.
Il motivo quindi per il quale l' Antico Testamento viene presentato oggi alle giovani generazioni, trova giustificazione nel fatto che la Sacra Scrittura costituisce le nostre lontane radici Cristiane, e come tale va considerata e rispettata.
Quando guardiamo un'albero ne apprezziamo la grandezza, la robustezza del fusto, la maestosità della chioma o la bontà dei suoi frutti, ma difficilmente apprezzeremo le sue radici poiché noi non le vediamo; eppure da esse arriva la linfa che mantiene e da vita all'intera pianta. Fermo restando che comunque – grazie a Dio – siamo Cristiani e come tali siamo chiamati a comprendere e rispettare la Tradizione dei nostri fratelli maggiori alla luce dell'evento Messianico. Quindi all'immagine offuscata e sfuggente, di un Dio Padre giusto, capace però di uccidere innocenti (i primogeniti degli Egiziani) che si vendica del Faraone (mandando le piaghe sull'Egitto), o che si mostra sterminatore nei confronti degli idolatri (uccisione dei sacerdoti di Ball); dobbiamo sovrapporre un immagine più coerente e veritiera, cioè quella di un Dio Padre misericordioso che ci ha donato il Figlio, morto in croce per un amore-folle verso l'uomo, un Dio Padre il cui volto risplendente di luce “chi vede me vede il padre dice Gesù”, illumina l'umanità tutta intera, ridestandola da un esistenza che sino a quel momento era stata caratterizzata dall'ombra delle tenebre. Questo – non ci sono dubbi - è il nostro Dio , un Padre che aspetta paziente sull'uscio di casa il ritorno dei propri figli,(il figliol prodigo) e che nel rispetto della volontà e libertà dell'uomo, non chiede altro che di essere amato! Un Dio dunque che non si impone , ma che si propone!
A sostegno di quanto detto, vale la pena soffermarci su quella che fu invece la stesura dei testi Evangelici del N.T. E' opinione diffusa - da parte degli storici contemporanei - che i Vangeli sinottici, ma anche le lettere di Paolo, furono scritte poche decine di anni dopo la morte in croce di Gesù , e pertanto furono contemporanei a chi personalmente lo aveva conosciuto.
Dal ritrovamento risalente al 1947 presso la località di Qumran, posta sulle rive del mar Morto, sono stati rinvenuti dei frammenti di papiro all’interno di alcune grotte, mi riferisco in particolare al reperto (7Q5) la cui denominazione si riferisce al numero della grotta e al numero del frammento di papiro rinvenuto. Il papirologo gesuita padre José O’Callaghan, docente di Papirologia alla ben nota Pontificia Università Biblica, non ha dubbi in merito, il frammento scritto in greco apparterrebbe al vangelo di Marco ed è stato datato intorno al 50 d.C., appena soli 20 anni dopo la crocifissione!
Sempre dello stesso periodo, anteriori cioè al 70 d.C. – parola del Prof. Peter Thiede - i tre piccoli frammenti di dieci righe del capitolo 26 del Vangelo di Matteo, ritrovati nel nord dell'Egitto vicino a Luxor e conservati nel college dell'Università di Oxford.
Queste scoperte che hanno aperto nuovi scenari, rappresentano dei tasselli in più, da inserire in quel difficile mosaico che rappresenta tutto il N.T.
Infatti - se a quel tempo i testi scritti circolavano tra le comunità cristiane della prima Chiesa, c'erano ancora molti testimoni vivi che avendo conosciuto e vissuto i fatti descritti dagli stessi evangelisti, ne avrebbero potuto eventualmente smentire la veridicità. Questo non è successo poiché gli evangelisti, da veri e propri cronisti, ci hanno raccontato la pura storia della vita di Gesù e i suoi famosi Detti, donando al Cristianesimo nascente verità tali da trovare ampi consensi e conferme sia dall'Archeologia moderna che dal mondo storico-scientifico contemporaneo.

3 aprile 2008

La crociata di Giuliano





Una cosa che mi fà veramente arrabbiare è quando ti impediscono di parlare! Qualche mese fà era successo a Papa Benedetto XVI, ieri è toccato a Giuliano Ferrara... Ma dove è finita la libertà di parola? La cosa che più mi preoccupa - ce lo dicono le immagini dei telegiornali- è che la contestazione subita dal buon Giuliano proveniva da ambienti giovanili deviati, di probabile estrazione laicista. Meno male che ci sono anche tanti bravi ragazzi con la testa sulle spalle! (quelli mi sembravano degli ultrà da stadio).